Gianmarco Saurino, il Gildo del caso Claps: “È la speranza in una umanità migliore”

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(da Foggia Today)

‘Per Elisa. Il caso Claps’ non è la classica fiction Rai da prima serata, qui non c’è nulla di edulcorato. Sceneggiatura e regia non lasciano spiragli al pubblico: Danilo Restivo è un assassino nonostante una famiglia sprezzante alle spalle, la Chiesa ne esce a pezzi a causa dell’omertà e delle verità distorte di don Mimì, mentre il concetto di giustizia è privilegio di pochi. Dall’altra parte della barricata, invece, c’è la famiglia Claps che cerca la verità senza compromessi.

A rincorrerla testardamente è soprattutto Gildo, il fratello maggiore di Elisa, interpretato dall’attore foggiano Gianmarco Saurino qui in stato di grazia. Partito dalla gavetta sulle tavole del palco del Teatro dei Limoni e dopo gli studi nella capitale, fiction di successo come ‘Che Dio ci aiuti’ e ‘DOC – Nelle tue mani’ e pellicole particolarmente apprezzate come ‘Maschile singolare’ e ‘L’estate più calda’, Saurino ha mostrato la stoffa del fuoriclasse interpretando un ruolo ben lontano dalla sua comfort zone (per lui è stata la prima volta con un personaggio reale e ancora vivente) in una storia scomoda.

Una esperienza che per lui va oltre il successo di pubblico e il plauso della critica, come ci ha raccontato al telefono all’indomani della messa in onda dell’ultima puntata.

Che cosa racconta ‘Per Elisa’?

La serie cerca di entrare nella storia per dare un punto di vista che sia molto più vicino ai personaggi, tenta di capire che cosa vuol dire affrontare un dolore del genere. Secondo me il grande pregio di questo progetto è quello di farci provare empatia nei confronti di questa famiglia.

Come ti sei preparato per interpretare il personaggio di Gildo?

Prima di tutto mi sono informato. Non conoscevo benissimo la storia e, quindi, ho letto sia il libro di Gildo (‘Per Elisa: Il caso Claps. 18 anni di depistaggi, silenzi e omissioni’ scritto a quattro mani con Federica Sciarelli per la Rizzoli, ndr) che quello di Tobias Jones da cui è tratta la serie (‘Sangue sull’altare’, ed. Il Saggiatore, ndr). Poi ho cercato di capire cosa spinge una persona a lottare contro tutto e tutti per trent’anni. Sicuramente mi ha aiutato moltissimo incontrare il fratello di Elisa: non ci siamo mai seduti a tavolino per parlare delle scene da girare, ma ho conosciuto il Gildo al di fuori della storia e capito tante cose, molte sfumature. Mi è sembrato il modo più rispettoso per avvicinarmi a lui, alla famiglia Claps e al loro dramma. Quando si tratta di una storia vera, il senso di responsabilità che ha un attore è molto più grande perché al rispetto per il pubblico si aggiunge quello per i protagonisti reali della vicenda.

Nel prime time del martedì vi siete difesi bene: una media del 16% di share e il podio per due puntate su tre (ha fatto meglio solo la Champions League). Cosa ha incollato davanti alla tv tre milioni di spettatori?

Sicuramente ci ha premiati il fatto che sia una storia incredibilmente vera che ha portato il pubblico ad empatizzare con la famiglia Claps. E poi racconta una serie di questioni tutte italiane che ancora non abbiamo risolto, dalla giustizia che non ha funzionato nel migliore dei modi alla Chiesa che è rimasta in silenzio passando per un tema trasversale come il femminicidio. È una storia che ti fa arrabbiare e che alla fine ti lascia il magone. E poi ritengo che sia un progetto fatto con grandissima dignità, onestà e delicatezza.

Tempo fa hai detto che “si scopre tanto quando si fa un film intimo”: con ‘Per Elisa’ cosa ti porti a casa?

Una consapevolezza diversa circa l’amore. Il personaggio di Irene (fidanzata prima e poi moglie di Gildo, ndr) è stato illuminante a riguardo: è una donna che decide di stare accanto a quest’uomo che ha fatto della ricerca della verità la sua unica ragione di vita, e poi si fa carico del suo dolore. Ti insegna tanto sull’amore, è una cosa di una bellezza gigantesca. E poi porterò con me Gildo: è la speranza in una umanità migliore, quella con i sentimenti. È quel punto di riferimento che io spero di diventare un giorno.

Ora cosa farai?

Ho appena finito di girare la seconda stagione di ‘La legge di Lidia Poët’ insieme a Matilda De Angelis, Eduardo Scarpetta e Pier Luigi Pasino (è la serie Netflix italiana – la terza fra quelle non in lingua inglese – più vista al mondo, ndr) e sono molto contento: il progetto è ambizioso e il ruolo è molto bello. A breve inizieranno le riprese di un nuovo film di cui, però, non posso dire ancora nulla. Poi se mi resta del tempo… vorrei riposarmi un po’ (ride). E magari fare un salto a Foggia.

A proposito della tua città natale, come la vedi?

Negli ultimi anni l’ho sempre guardata con grande tristezza: mi sembra abbandonata a se stessa, una città dove è sempre più difficile fare qualcosa, dove le persone con il tempo hanno perso la motivazione. Mi auguro che con il nuovo sindaco inizi la rinascita.

Gianmarco Saurino tra dieci anni?

Mi vedo a raccontare storie belle con maggiore passione e interesse. Io ho deciso di fare l’attore perché mi piacciono le storie e volevo condividerle con un pubblico. E poi magari tra dieci anni sarò padre, con una famiglia e qualcuno a casa che mi aspetta. Sì, perché alla fine nulla di ciò che fai ha senso se non hai con chi condividerlo.