Babbo Natale non esiste. O forse sì…

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(da FoggiaToday)

Ad un certo punto arriva il momento. Chi ha a che fare con i bambini, spesso lo teme perché non sa come affrontare l’argomento senza rovinare la magia del Natale. ‘Babbo Natale non esiste’, infatti, è una di quelle verità che può cambiarti la vita. Ma in meglio, se affrontata con i modi e nei tempi giusti. Già, ma quali sono? Ne abbiamo parlato con la dottoressa Antonella Maggio (specializzata in psicologia scolastica e del benessere) che ci ha subito spiazzato entrando a gamba tesa sull’argomento e sfatando un mito: perché mai noi adulti dovremmo dire ai bambini che Santa Claus non esiste?  “È un processo che in contesti familiari non problematici è bene che avvenga naturalmente – ci spiega – perché fa parte del complesso sistema di crescita del bambino, segna il passaggio verso la maturità, verso il cosiddetto pensiero logico che va a sostituire quello magico”. Insomma, è una sorta di rito di passaggio che di solito avviene fra i 7 e i 9 anni.

Prima di quell’età, infatti, noi tutti siamo dotati del ‘pensiero magico’ che è quel processo mentale che ci aiuta a esplorare e comprendere la realtà tramite l’immaginazione, che ci fa trovare una spiegazione grazie all’invenzione fantastica. “Questo pensiero magico che è fortemente simbolico – ci dice la psicologa – fa sì che il bambino cresca in maniera adeguata perché riesce ad assimilare, ad ‘accomodare’ le nuove scoperte che non sempre si rivelano benevole. Quando non riesce a trovare una spiegazione a ciò che lo circonda, infatti, ricorre all’invenzione fantastica e a figure mitologiche. È per vivere più serenamente, quindi, che si affida all’aspetto immaginifico, a questo pensiero che stimolando la fantasia crea strategie di sopravvivenza che aiutano la maturazione. Una maturazione che porta a rendersi conto che la realtà è distinta da questa sorta di ‘magia’”.

E il vecchietto che porta doni ai bimbi buoni è proprio una di quelle figure magiche che servono ai più piccoli. Una figura che ha dalla sua parte una certa ‘autorevolezza’ e credibilità oltre che universalità perché presentata dai genitori, che sono le figure di riferimento. Si tratta, dunque, di una bugia bianca che ad un certo punto viene smascherata dallo stesso bambino che ha ormai maturato la capacità di distinguere la realtà dalla fantasia (per esempio, sa bene che le renne non possono davvero volare), complici anche degli ‘incidenti di percorso’ (per esempio lo scontrino del regalo lasciato in giro).

È un passaggio indolore, solitamente. Sì, perché può anche verificarsi il caso in cui la bugia di Babbo Natale venga spiattellata inaspettatamente, ad esempio da un altro bambino (magari più grande) o da un video on line. “In quel caso potrebbe subentrare la delusione – ci spiega la dottoressa Maggio – e il ruolo dei genitori diventa fondamentale per trasformare l’evento in un qualcosa di costruttivo e non far perdere la magia del Natale. Il bambino deve comprendere l’importanza di questa figura, deve capire che Babbo Natale in realtà rappresenta il lato buono delle persone che vogliono fare un dono a chi amano amano per renderlo felice. Ed è così che Santa Claus diventa il papà che con il dono sotto l’albero ha voluto premiare il figlio che è stato bravo, o il bambino stesso che viene coinvolto nell’acquisto di un ‘pensierino’ per i nonni o per l’amico del cuore. Insomma, ognuno di noi diventa Babbo Natale”.

Perché la vera magia del Natale, quella che piace anche a noi adulti, alla fine è semplicemente questa: “Babbo Natale è chiunque ci regali un abbraccio, un sorriso, il calore umano; è chiunque doni senza voler ricevere nulla in cambio”.

(foto da pixabay)