Hollywood trema: in aula i diari ‘bollenti’ dell’attrice Mary Astor

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Galeotta fu la copertina. Non potevo non notarla. Prima di tutto perché amo i fumetti e vorrei tanto saper disegnare (ma sfortunatamente non sono capace neanche di tenere in mano correttamente una matita). E poi perché sono una giornalista e la grafica richiama (o fa il verso, scegliete voi) la prima pagina di un quotidiano con tanto di nome della testata (reale!) in bella vista. Insomma, con questi presupposti il libro aveva destato la mia curiosità. Il titolo è arrivato in terza battuta: ‘I diari bollenti di Mary Astor’ di Edward Sorel.

Oddio, mi sono detta, non sarà l’ennesimo romanzo rosa erotico modello ‘100 colpi di spazzola’ o ‘50 sfumature di grigio, nero, rosso…’? Non reggerei al solo pensiero di un’altra Melissa P. o di una novella Anastasia che aspettano soltanto di diventare un caso letterario, mediatico o cinematografico. Ero già pronta a lasciar perdere quel titolo e a cercare altro quando ad allontanare da me questi tristi pensieri (e a solleticare la mia formazione giornalistica) è arrivato il sottotitolo: ‘Il grande scandalo a luci rosse del 1936’.

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A questo punto starete pensando che c’è poco da rallegrarsi: un sottotitolo del genere non fa altro che confermare che le prodezze da camera da letto la fanno da padrona anche in questo caso. E invece no. L’indizio che questo libro era diverso nonostante il titolo era tutto in quel numero: 1936. Sì, perché è poco verosimile che negli anni Trenta del secolo scorso fossero diffuse pratiche sadomaso e bondage. E la seconda di copertina mi ha dato ragione.

Mary Astor è stata una attrice cinematografica statunitense diventata famosa recitando in film come ‘Infedeltà’ e ‘La grande menzogna’ (quest’ultimo nel 1942 le valse un Oscar come miglior attrice). I diari bollenti sono quelli sui quali la diva scrisse delle relazioni extraconiugali con i suoi amanti. Il grande scandalo, invece, fu quello che scoppiò quando i quadernetti entrarono nell’aula di tribunale dove si dibatteva dell’affidamento della figlia di Mary e del secondo marito, diventando così di dominio pubblico.

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E qui c’è il colpo di scena, quello che il lettore non si aspetta. A dare scandalo non furono i resoconti degli incontri a luci rosse dell’attrice con i suoi amanti. In verità, a conoscere il contenuto di quelle pagine erano in pochissimi. Il Giudice non ammise mai in aula i diari che furono messi sottochiave in un caveau (fino a quando vennero bruciati nel 1952) rimanendo a disposizione soltanto delle parti, dei legali e della Corte, salvo qualche fuga di notizie organizzata ad hoc per i maggiori quotidiani del tempo. E infatti il lettore che divora le pagine alla ricerca di particolari piccanti o stralci dei diari di Mary Astor resterà deluso.

A gridare allo scandalo fu invece Hollywood. L’industria del cinema tremava: Mary Astor si era accompagnata con molti fra attori e produttori hollywoodiani (qualcuno anche sposato). “Se gli spettatori si fossero resi veramente conto di come passavano il tempo le loro beneamate star – spiega nel libro l’autore – nulla escludeva che si sarebbero buttati in massa sulla radio, avrebbero perso milioni di fan”. Ma non era l’unico problema a preoccupare la Mecca del cinema: nei diari c’era anche una vera e propria valutazione delle prestazioni degli amanti. Insomma, qualche belloccio di Hollywood rischiava di fare una brutta e imbarazzante pubblica figura se il contenuto dei quadernetti fosse stato divulgato. Ma per fortuna il Giudice (quello che metterà sottochiave i diari per 16 anni) era il galoppino del Governatore della California che a sua volta era in debito verso il capo della Metro Goldwin Mayer (il più preoccupato fra i magnati di Hollywood). E i diari scomparvero. Insomma, sesso e politica. Ho un déja-vu.

Quindi ‘I diari bollenti di Mary Astor’ non è un romanzo erotico e non è soltanto la ricostruzione di un fatto di cronaca a metà strada fra quella rosa e quella giudiziaria (tranquilli, niente spoiler: non vi racconto i dettagli e soprattutto il finale del processo). È soprattutto la biografia di una attrice sfortunata. Il processo con diari annessi, infatti, occupa solo la seconda metà dell’opera. Nella prima parte l’autore Edward Sorel (un illustratore newyorkese che ha disegnato copertine anche per ‘Forbes’ e ‘The New York Times Magazine’ e che si è appassionato alle vicende della Astor dopo aver ritrovato degli articoli di giornale che parlavano del processo sotto il pavimento della sua abitazione nel 1965) ricostruisce la vita dell’attrice il cui vero nome era Lucile Vasconcellos Langhanke: dal primo contratto a New York alle grandi occasioni ad Hollywood, dal rapporto difficile e da sottomessa con un padre parassita e avido alle relazioni sbagliate frutto della continua ricerca di un modo per fuggire dalla famiglia, dal grande amore della sua vita (l’attore John Barrymore che aveva 24 anni più di lei) ai matrimoni finiti male. Il tutto corredato da tavole drealizzate dallo stesso Sorel in stile disegnatore di tribunale.

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Alla fine il lettore non può che innamorarsi di lei: una donna fragile che per tutta la vita ha reclamato il diritto ad essere felice. Insomma, una di noi a dispetto dei ruoli da signora sofisticata che interpretava al cinema. Una donna tormentata, che amava l’amore e che avrebbe meritato una fine di carriera (e di vita) più dignitosa.

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