James Matthew Barrie, il bambino che non voleva crescere e divenne Peter Pan.

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Tutti i bambini crescono, tranne uno: James Matthew Barrie. Lui fu Peter Pan prima ancora che il suo personaggio più famoso e amato vedesse la luce. Fu il noto scrittore e drammaturgo scozzese con il proprio bagaglio biografico ed emozionale e non (tanto) il piccolo Peter Llewellyn Davies, uno dei figli dei coniugi Sylvia e Arthur Davies, ad ispirare il personaggio del ragazzo che non voleva crescere.

J.M. Barrie aveva qualche difficoltà a relazionarsi con il mondo degli adulti. Sembrerebbe essere più che una leggenda, infatti, la motivazione che decretò la fine del suo matrimonio. Lo scrittore nel 1891 (aveva 31 anni) conobbe l’attrice trentenne Mary Ansell che era stata scritturata per recitare nella sua opera teatrale ‘Walker, London’. Ne nacque una forte amicizia (lei si prese cura di Barrie quando lui si ammalò) che fu coronata dalle nozze nel 1894 a Kirriemuir, il borgo scozzese che aveva dato i natali allo scrittore. Ben presto l’attrice divenne l’amante di Gilbert Cannan, uno scrittore che Barrie aveva assunto come segretario e che collaborò con lui nel contrastare la censura dei testi teatrali. Mary Giustificò sempre l’infedeltà con l’insoddisfazione della vita da moglie e nel 1909 ottenne il divorzio per “mancata consumazione”.

Ma questa difficoltà a fare i conti con le responsabilità dell’età adulta aveva origini antiche e affondava le sue radici nel rapporto con l’adorata madre. Una madre pronta ad accettarlo per ciò che non era e che probabilmente Barrie aveva, invece, idealizzato proprio in Mary che si era presa maternamente cura di lui quando si era gravemente ammalato qualche anno prima delle nozze.

NPG x5161; J.M. Barrie by Herbert Rose Barraud

James, nato nel 1860, era il più piccolo di 10 figli, era di salute cagionevole e aveva un fisico gracile. Perennemente invisibile agli occhi della sua famiglia, fin da piccino cercò di attirare l’attenzione inventando storie, ma senza successo. Fu una tragedia familiare a segnare la svolta e a renderlo, per certi versi, finalmente visibile (se non altro agli occhi dell’amata madre Margaret Ogilvy). Nel 1966 il fratello maggiore David, il preferito della mamma, morì mentre pattinava sul ghiaccio alla vigilia del suo quattordicesimo compleanno. La tragedia segnò profondamente madre e figlio: la donna cadde in uno stato di profonda depressione e il piccolo James (aveva solo sei anni) iniziò ad indossare i panni del fratello morto e a comportarsi come lui nella vana illusione di dare sollievo al genitore e di farsi finalmente notare. Ecco cosa scrisse Barrie nella biografia ‘Margaret Ogilvy’ (1896).

Mia madre stava sempre a letto con accanto il vestitino da battesimo, io mi affacciavo alla porta e poi mi ritiravo sulle scale a piangere. Non so se fu il primo giorno o molti giorni dopo che venne da me mia sorella e mi disse, torcendosi le mani dall’ansia, di entrare in camera e dire a mia madre che aveva ancora un bambino. Allora entrai, tutto eccitato, ma la stanza era buia (…). Forse ansimavo, o forse piangevo, perché dopo un po’ sentii una voce, debole come mai l’avevo sentita prima, dire: ‘Sei tu?’. Quel tono, credo, mi faceva male, perché non risposi, e poi la voce disse ancora, più ansiosa, ‘Sei tu?’. Io pensavo che stesse parlando a mio fratello morto, perché dissi con una vocina spaurita: ‘No, non è lui, sono solo io’. Poi sentii un grido, e mia madre si girò nel letto, e sebbene facesse buio sapevo che stava tendendo le braccia”.

Non ci è dato sapere da fonti ufficiali se il loro rapporto tornò mai alla ‘normalità’, ma è verosimile pensare che il loro legame non si rinsaldò più: James a otto anni fu spedito a studiare all’Accademia di Glasgow. E così, dopo il matrimonio con Mary, vide una seconda possibilità di riscatto della sua infanzia quando nei giardini di Kensington incontrò i cinque figli dei coniugi Sylvia e Arthur Davies, ovvero George, Jack, Peter, Michael e Nicholas. Come ha romanticamente raccontato la pellicola ‘Neverland – un sogno per la vita’ (2004) diretto da Marc Forster ed interpretato da Johnny Depp, Kate Winslet e Dustin Hoffman, fra i sei si instaurò un rapporto speciale.

la famiglia Davies
La famiglia Davies

James, che aveva superato da un po’ i 30 anni, divenne il compagno di giochi preferito dei ragazzini, nonché il loro amato cantastorie: per loro inventava mirabolanti storie (come aveva fatto con i fratelli e la madre in depressione) e a loro nel 1901 dedicò il volumetto fotografico ‘I bimbi smarriti di Black Lake Island’ ispirato alle avventure che tutti e sei avevano vissuto durante le giornate trascorse al Black Lake Cottage dello stesso scrittore (oggi ne esiste una sola copia unica copia custodita presso la ‘Beinecke Rare Book and Manuscript Library’ della Yale University perché l’altra fu perduta in treno dal padre dei bambini). James si stava riappropriando della propria infanzia: finalmente aveva attirato l’attenzione dei ‘fratelli’ (probabilmente il suo inconscio era così che vedeva i figli dei Davies dei quali diventò il tutore alla morte dei genitori).

Restava però un conto in sospeso, quello con David, il fratello maggiore morto. Così nel 1902 lo scrittore diede alle stampe ‘L’uccellino bianco’, romanzo che racconta in prima persone la storia di amicizia fra il Capitano W., ufficiale reduce di guerra che è il suo alter ego, e David il figlio di una sua vicina, Mary A. (Mary Ansell? Ecco che ritorna l’identificazione della moglie con la figura di madre). Ma per un cerchio che (finalmente) si chiude, un altro si apre.

Ne ‘L’uccellino bianco’ compare per la prima volta la figura di Peter Pan. Nel romanzo, infatti, Il Capitano W. racconta a David le avventure di un certo Peter Pan, un bambino che non vuole crescere e che per questo, a soli sette giorni di vita, scappa di casa per rifugiarsi nei Giardini di Kensington dove incontra tanti personaggi fantastici tra cui le Fate e dove vive straordinarie avventure. Questo nuovo personaggio del ragazzo che non voleva crescere stuzzicò così tanto la fantasia dello scrittore (che evidentemente in lui si identificava) che soltanto due anni dopo lo portò in scena come il protagonista assoluto di uno spettacolo teatrale dal titolo ‘Peter Pan o il ragazzo che non voleva crescere’.

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Era il 27 dicembre del 1904 e fra il pubblico sedevano anche 25 orfani. Fu un grandissimo successo e nel 1911 divenne il romanzo ‘Peter e Wendy’ e poi ‘Peter Pan’. Nell’opera teatrale prima e nel romanzo poi, Barrie introdusse tutte le tematiche (autobiografiche) e i luoghi a lui cari che rinforzano la convinzione che Peter Pan sia lui e non il piccolo Peter Llewellyn Davies. Ci sono i giardini di Kensington, l’essere un qualcosa di non definito agli occhi degli altri e per questo ‘invisibile’ (ne ‘L’uccellino bianco’ Peter Pan viene descritto come un bambino a metà strada tra un umano e un uccello, lo stadio che precede la condizione di neonato), la figliolanza surrogata (la scena in cui Peter decide di tornare dalla mamma e la trova in compagnia di un nuovo bambino è un chiaro riferimento a quando Barrie si travestiva dal fratello David per lenire le sofferenze del genitore), la ricerca di una mamma (nelle prime versioni Peter rapisce le bambine affinché gli facciano da mamma). Tutte tematiche che facevano di lui un ‘bambino sperduto’. Quel romanzo, come sappiamo, lo ha consacrato nell’Olimpo dei grandi autori per l’infanzia. Vera e propria ironia della sorte, dal momento che lui non riuscì a vivere una infanzia.

James Matthew Barrie morì di polmonite nel 1937 e alla sua morte lasciò in eredità lo sfruttamento dei diritti d’autore al Great Ormond Street Hospital, un ospedale pediatrico londinese del quartiere di Bloomsbury. È stato seppellito nel cimitero di Kirriemuir vicino ai genitori e al fratello David.

 

(Articolo scritto per ‘Bonculture’).