L’amore tossico a tutti i costi, come liberarsene prima che sia troppo tardi: i consigli della psicoterapeuta

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(da FoggiaToday)

Non si tratta più soltanto della periferia del Mezzogiorno e di nuclei familiari vecchio stampo (patriarcale): oggi ci sono anche città, villette con il giardino e il ceto medio. Le relazioni malsane e i femminicidi non fanno più differenza fra età, ceto sociale e provenienza geografica.

Tant’è che il padre-padrone di un tempo, sempre più spesso oggi lascia il posto alle nuove generazioni, quelle stesse che sembrano più sensibili al tema della violenza di genere e che la società cerca di portare sulla giusta strada con campagne di sensibilizzazione ad hoc. Ma evidentemente in qualche punto l’ingranaggio si è inceppato.

Il problema di fondo – ci spiega Cristina Bubici, psicoterapeuta e analista del comportamento presso l’associazione foggiana ‘Il Girasole’ – è che si continua a confondere l’amore con il possesso. Che si tratti di un adulto o di un ragazzino, la storia è sempre la stessa: la donna è una proprietà privata che non si può perdere, costi quel che costi”. Ma non solo. “Accanto a questi uomini – continua – ci sono donne che hanno un grave problema di disamore e di bassa autostima nei propri confronti. Accade così che, se anche si riconoscono tutti segnali di una relazione malsana, non si riesce a fuggire e si resta imbrigliati nella storia perché si crede erroneamente che quello che si subisce è ciò che si merita”.

Tuttavia non è sempre così. Come la storia di Giulia Cecchettin (ma anche quella di Elisa Claps) ci ha mostrato, la vittima può anche essere una donna forte e determinata, non imbrigliata in una relazione malsana. “In quel caso – ci dice la Bubici – il carnefice fa leva sull’assetto crocerossino della donna interpretando il ruolo della vittima (magari di una storia familiare particolare) e manipolando la realtà dei fatti nel momento in cui incolpa l’altra parte di essere la causa delle sue reazioni violente o aggressive”.

Insomma, nessuno è al sicuro, ma è possibile riconoscere una relazione a rischio e una ‘persona tossica’ prima ancora che si arrivi alla violenza fisica. “Si tratta di una persona egocentrica preoccupata esclusivamente dei propri bisogni, che svaluta quelli dell’altra, che crea sensi di colpa nella donna e che non le chiede mai scusa se non quando si accorge di stare per perderla. Ma sono scuse che lasciano il tempo che trovano perché poi si riprende il giro”. Poi ci sono la gelosia e il controllo ossessivo dagli abiti agli amici fino alle abitudini, che portano la donna ad allontanarsi completamente dal proprio contesto affettivo, sociale e spesso anche familiare, e a ritrovarsi da sola.

E allora non bisogna abbassare la guardia. Non devono farlo le ragazze, ma neanche scuola e famiglia che possono intercettare quelli che sono i campanelli d’allarme, spesso abbastanza evidenti perché riguardano un drastico cambiamento nelle abitudini sociali (non si frequentano più gli amici) e non di rado nel modo di vestire. Per il resto, le parole d’ordine sono ascolto ed empatia.

La prima cosa che dobbiamo fare – suggerisce la psicoterapeuta – è fermarci. Chiediamoci quanto spazio diamo al reale ascolto dei nostri ragazzi per capire i loro bisogni senza porci in una posizione giudicante, e quanto all’empatia, cioè al mettersi nei panni dell’altro e non solo quando parliamo di violenza di genere. È così che rinforziamo la loro autostima. E ricordiamoci che chi ha autostima non ha bisogno di elemosinare amore o di incentrare una relazione sul controllo, e sarà in grado di costruire una relazione affettiva alla pari, incentrata sull’amore e sul rispetto. E poi facciamo capire ai ragazzi che la colpa non è sempre degli altri, che nella vita bisogna assumersi le proprie responsabilità e accettare anche i no, i divieti e i fallimenti, che si tratti di un brutto voto a scuola o del rifiuto di una ragazza”.

Per quanto riguarda le ragazze, inoltre, la dottoressa Bubici ha un jolly da giocare: “Dobbiamo insegnare loro ad amarsi, a darsi valore, a sentirsi diamanti, a non permettere che qualcuno le calpesti. Solo così avranno maggiori possibilità di non incappare in relazioni malate o di riconoscerle e liberarsene prima che sia troppo tardi”.

Oggi, con l’omicidio di Giulia, in Italia salgono a 103 le donne uccise dall’inizio dell’anno. Di queste, ben 83 sono vittime di femminicidio. Una ogni quattro giorni.

(foto da Pixabay)