Il sole stava tramontando e il cimitero di Laghimbergo, avvolto dalla luce color miele del crepuscolo di inizio autunno, sembrava meno freddo e grigio. Si stava avvicinando l’orario di chiusura e Zenone stava ripulendo il vialetto principale con la solita scopa di saggina, quella che definiva “più fedele di certi amici, e pure meno chiacchierona”.
Ahahahahahahahah.
Si fermò. Non riusciva a credere a quello che le sue orecchie avevano sentito. Una risata? In un cimitero? Restò in ascolto per alcuni secondi, poi scosse la testa e riprese a spazzare.
Ahahahahahahahah.
Di nuovo una risata secca, di donna. Era lontana, ma non troppo.
«Ora i morti ridono pure» bofonchiò inarcando un sopracciglio. «E io che pensavo di essere l’unico a divertirsi qua dentro!»
Appoggiò la scopa al muro della cappella della famiglia Bernino, si pulì le mani sul grembiule di poliestere color grigio grafite e si incamminò lungo un vialetto secondario che conduceva ad un gruppo di lapidi costruite una decina di anni prima. Appena svoltato l’angolo la vide.
Non era del posto e non era neanche una di quelle ciao né che tornano ogni estate al paesello per un mese (a volte due) di villeggiatura. Era la prima volta che la vedeva: sulla quarantina, capelli corvini raccolti accuratamente in uno chignon e con una lunga sciarpa viola che si abbinava al cappottino color senape come la frutta nei primi piatti gourmet. Questione di gusto.
Era seduta su una panchina di pietra e aveva lo sguardo rivolto verso una lapide del terzo piano. Sorrideva.
«Buongiorno» disse gentilmente Zenone avvicinandosi. «Va tutto bene, signorina? Ha bisogno di qualcosa?»
«Oh buongiorno, no no grazie. Sto solo aspettando» rispose garbatamente.
«Eh, allora rischia di non andare più via. Qua dentro c’è chi sta ancora aspettando: un fiore, una preghiera… qualcuno persino il conto» sospirò. «Posso chiederle chi sta aspettando?»
«Mia nonna» e indicò la lapide di una certa Amalia Mele. «O meglio, la sua risposta.»
Zenone se la ricordava bene donna Amalia. Tutti la conoscevano come la sartara. Da giovane era stata l’unica sarta del paese e dalle sue abili mani erano passati non solo gli orli di mezza Laghimbergo. Le sue dita affusolate erano famose perché capaci di trasformare un umile pezzo di stoffa comprato al mercato del lunedì in copie perfette degli abiti firmati che portano le signore della città. Era morta di vecchiaia qualche anno prima e aveva accorciato gonne e pantaloni fino al giorno prima dell’ultimo viaggio.
«La risposta a cosa?» domandò Zenone grattandosi la tempia destra.
«Quando avevo otto anni le chiesi qual era la cosa più importante della vita. Mi guardò e disse: ‘Quando sarai grande, ci arriverai da sola. Però poi vieni a trovarmi che così ti do conferma’. Ed eccomi qui ad aspettare un segno, ma niente.»
«Mia cara, i morti sono come i vecchi professori: se la cavano meglio con i silenzi» sentenziò seraficamente Zenone mentre si sedeva sulla fredda panchina di pietra, accanto alla nipote di donna Amalia.
Così rimasero lì, tutti e due in silenzio a guardare la lapide di marmo bianco. Dopo qualche minuto, la donna con la sciarpa viola si alzò e con la mano mandò un tenero bacio alla nonna.
«Sa cosa credo?» disse senza distogliere lo sguardo dal loculo. «Che la risposta sia che certe domande non hanno una sola risposta.»
«O magari la risposta cambia con il tempo» le fece eco Zenone, «come le lapidi che all’inizio brillano, poi si scoloriscono, ma non spariscono.»
Le scappò una risata. Breve e leggera, uscita dal cuore come a liberarlo. Poi, con un cenno del capo, salutò il custode e si incamminò verso l’uscita. Zenone, invece, restò seduto e iniziò a parlare a voce alta.
«Ora però donna Ama’ una cosa me la devi spiegare: perché sono tre giorni che trovo una pigna dentro il vaso di Calogero? È uno scherzo o cerchi di dirmi qualcosa?» chiese sornione.
In quel momento, dall’albero che faceva ombra a quel gruppo di lapidi si staccò una pigna che, con una precisione da cecchino, finì la sua corsa nel vaso vuoto della lapide accanto. Zenone alzò gli occhi al cielo.
Ahahahahahahahah.
«Va bene, ho capito: oggi è il giorno in cui i morti hanno deciso di divertirsi.»
Con aria rassegnata, estrasse dalla tasca del grembiule una penna e il suo fedele taccuino dalla copertina viola consumata. Lo aprì e con la grafia inclinata e precisa annotò: “A volte chi viene a cercare una risposta se ne va con una risata. E forse è proprio quella, la risposta”.
(immagine by Canva)
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