È stata la serie della discordia, ma è stata un successo. Se non altro per i numeri. ‘Qui non è Hollywood’, la produzione targata ‘Groelandia’ ispirata al libro ‘La ragazza di Avetrana’ di Carmine Gazzanni e Flavia Piccinni, e firmata dal pugliese Pippo Mezzapesa è stata in cima alla classifica italiana di Disney plus per circa un paio di settimane e oggi è ancora in top ten. Merito della storia, il delitto di Sarah Scazzi, uno dei casi di cronaca italiana più seguiti e ‘fagocitati’ dai media (e non solo da loro). Merito della regia, con un Mezzapesa in stato di grazia che per il suo debutto con il formato seriale ha scelto una narrazione a più voci mettendo luci, colori e fotografia ancora una volta al servizio dei sentimenti (come non ricordare il bellissimo bianco e nero di ‘Ti mangio il cuore’).
Merito anche degli attori, perfettamente calati nei personaggi e nella cifra stilistica della storia che rende protagonisti non le persone, bensì le emozioni: il bisogno d’amore (Sarah), la rabbia (Sabrina), il senso di oppressione (Michele), la fermezza (Cosima). Attori fra i quali figurano anche alcuni foggiani: Alessandra Carrillo nei panni di una giornalista, Lorenzo Sepalone in quelli dell’amico Alessio e Dino La Cecilia nel ruolo di una guida turistica.
“È Il personaggio che apre e chiude la serie, in maniera quasi evocativa di quel fenomeno di massa che c’è stato intorno al caso della piccola Sara: quello del turismo dell’orrore. La guida sembra capeggiare questo triste fenomeno” ha raccontato a Foggia Today La Cecilia. Barba incolta, cappellino e archetto sempre acceso: è così, infatti, che l’attore foggiano dà il via alla narrazione accompagnando un’orda barbarica (sul bus che li porta ad Avetrana, i ‘turisti’ si accalcano al finestrino, sorridono, salutano, fanno fotografie) lungo “la strada che la piccola Sarah percorreva tutti i giorni per andare dagli zii”, davanti alla “villetta degli orrori”, sulla “tomba della povera Sarah” che grottescamente diventa un “luogo gravido di significati”.
Un ruolo piccolo, ma che fin dall’inizio fa capire che nella serie c’è una quinta voce narrante, quella spietata e voyeuristica (di stampa e gente comune) che trasforma una tragedia in spettacolo. “Interpretare quel ruolo – ci ha spiegato La Cecilia – è stata una bellissima avventura, indipendentemente dalla sua lunghezza. Perché si è trattato di mettere il naso in una vita che non mi appartiene, e questo per un attore è sempre molto interessante e stimolante”.
“La fiducia che mi ha accordato per la seconda volta Pippo (Mezzapesa, con cui l’attore foggiano ha girato anche ‘Ti mangio il cuore’, ndr) è certamente qualcosa che mi inorgoglisce – continua – e che mi dà modo di potermi raccontare come attore a trecentosessanta gradi. È fondamentale potersi allontanare dalla comfort zone della ironia e dell’umorismo, colori ai quali sono quasi sempre avvezzo quando sono impegnato sia come regista che attore nelle numerose commedie teatrali del nostro amato Piccolo Teatro di Foggia”.
Probabilmente il successo di ‘Qui non è Hollywood’ sta proprio qui: è un racconto che non ha la pretesa di insinuare dubbi e ribaltare sentenze, ma che “ficca il naso” nell’animo protagonisti della tragedia e anche in quello della comunità che dalla serie ne esce scossa, a volte imbarazzata e spesso infastidita dal circo mediatico. Insomma, tutt’altro che “ignorante, retrograda e omertosa“, come invece temeva il sindaco di Avetrana. “Qualunque film che si basa su una storia vera – ha commentato Dino La Cecilia – porta sempre con sè dubbi e contrarietà. Direi che è anche umano, ma alla fine quello che conta è quanto la serie sia piaciuta e sia stata apprezzata”.
E i numeri parlano chiaro.
