Alma Mahler, la “vedova delle quattro arti” che amò (e seppellì) le menti eccelse che cambiarono le regole dell’arte.

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Ho avuto una vita stupenda. Dio mi ha permesso di conoscere i capolavori del nostro tempo prima che lasciassero le mani dei loro creatori. Questo mi sembra già giustificazione sufficiente per la mia presenza sulla terra”.

Alma Mahler Schindler era una donna molto colta e fu una musicista di talento: leggeva Nietzsche e Platone, studiava il greco, conosceva l’opera omnia di Wagner e compose ben 17 Lieder (opere musicali per voce e pianoforte). Merito dell’ambiente familiare artisticamente stimolante: nata a Vienna nel 1879, era figlia del pittore paesaggista Emil Jakob Schindler e della cantante di operetta Anna von Bergen (che rimasta vedova si risposò con Carl Moll, pittore e incisore austriaco nonché padre della cosiddetta secessione viennese). Insomma, a casa Schindler si viveva di pane e arte. Ma a dispetto di ciò, Alma è passata alla storia come una donna bellissima e sensuale, una femme fatale opportunista e viziosa, “la regina del Dom Bénédictine” come la definì lo scrittore tedesco Erich Maria Remarque (1898 – 1970), la musa ispiratrice di alcuni grandi artisti del Novecento, “la vedova delle quattro arti” (amò quegli artisti che a cavallo dei due secoli cambiarono le regole di pittura, architettura, musica e letteratura). Tutta colpa degli uomini che incontrò e di quelli di cui si innamorò che resero immortale il suo fascino soffocandone il talento. A partire da quello che viene considerato il suo primo amore, il celebre pittore Gustav Klimt.

Quando si conoscono Alma è una bellissima diciassettenne mentre il celebre pittore ha il doppio degli anni, una moglie e una folta schiera di amanti. Si innamorano follemente (“Mi insegnò molte cose oltre ai disegni” scrive la giovane nei suoi diari), ma la relazione viene scoperta e per sottrarla al viennese, la madre parte per l’Italia con la figlia. La lontananza, però, non ostacola gli amanti: Klimt raggiunge l’amata nel Belpaese e per un po’ i due continuano a vedersi di nascosto, tuttavia la relazione è agli sgoccioli.

Nel 1901, proprio in compagnia di Klimt ad una cena a casa di amici, conosce il musicista e direttore d’orchestra Gustav Mahler di diciannove anni più grande di lei. E’ il classico colpo di fulmine e il pittore viennese viene messo alla porta. E’ un duro colpo per l’artista che esorcizza il dolore trasformando Alma nella tagliatrice di teste Giuditta II (Salomè). Gustav, invece, la sposa dopo neanche un anno dal primo incontro. Il matrimonio, però, è tutt’altro che felice. “Tu avrai un solo compito: rendermi felice, essermi amante, compagna e amica” le impone Mahler, geloso e possessivo a tal punto da allontanarla dagli amici e da disinteressarsi completamente delle sue ambizioni musicali. Remissiva agli inizi, molto presto Alma diventa insofferente alla vita di moglie devota e madre amorevole di due bambine: arrabbiata e delusa per essere stata costretta ad abbandonare la musica, inizia ad infierire psicologicamente sul marito e sulle sue opere mentre la morte della primogenita per difterite a soli 4 anni spalanca la porta della depressione.

La vita torna a sorriderle con Walter Gropius, un giovane architetto prussiano e futuro fondatore del movimento Bauhaus. Si conoscono nell’estate del 1910 nella stazione termale di Tobelblad e diventano molto presto amanti. Quando Gustav muore per problemi cardiaci nel 1911, Alma però lo lascia. Dopo i brevi flirt con il compositore Franz Schreker, con il dottor Fraenkel che aveva curato il marito e con il biologo Paul Kammerer che minaccia di suicidarsi per amore, la Nostra incontra il giovane pittore Oskar Kokoschka. Lui ha  25 anni (lei 31) e folgorato da Cupido cerca fin da subito (e invano) di portare all’altare la bella vedova: “Devi essere presto mia moglie – le scrive – altrimenti il mio grande talento perirà miseramente. Devi darmi vita di notte, come un filtro magico”. Sono tre anni di passione, viaggi, lettere e tradimenti: “Con lui – scrive Alma nel suo diario – una lotta amorosa selvaggia e violenta. Prima di lui non avevo mai gustato tanti spasimi, tanto inferno, tanto paradiso”. Arte e vita che si fondono: Kokoschka dipinge solo lei (nel 1914 la immortala nuda e sensuale accanto a sé nel celebre ‘La sposa del vento’). Ma ancora una volta il destino è in agguato. Alma, in dolce attesa, in preda ad una crisi di nervi scatenata dall’arrivo a casa della maschera funebre dell’ex marito realizzata dal patrigno Carl Moll, va in clinica ad abortire. Kokoschka non glielo perdona: vende ‘La sposa del vento’ e si arruola (siamo nel 1914), ma per oltre trent’anni le scriverà appassionate lettere d’amore e per un po’ vivrà in compagnia di una bambola dalle fattezze dell’amata perduta.

Alma, invece, cerca consolazione fra le braccia di una vecchia conoscenza, Walter Gropius. I due si sposano nel 1915 e l’anno successivo nasce una bambina, Manon (che morirà 18enne nel 1935 di poliomielite). Ma Gropius è poco presente perché impegnato anche lui al fronte per combattere la Prima Guerra Mondiale. Così Alma cede alle lusinghe del giovane poeta praghese Franz Werfel: i due diventano amanti e poco dopo la donna resta incinta di un maschietto prematuro che muore dopo pochi mesi. Ossessionato dalla tresca con il poeta e dal dubbio che quel bambino non fosse suo, Gropius le concede il divorzio.

Dopo dieci anni di convivenza, nel 1929 Alma e Werfel si sposano. Lui però è ebreo e con l’avvento del nazismo, nel 1938 la coppia è costretta a fuggire dall’Austria (dove si era stabilita) in Francia e poi in Spagna, Portogallo e infine negli Stati Uniti. Nel 1945 resta nuovamente vedova. Muore a New York l’11 dicembre del 1964. Per sua volontà, viene seppellita al Grinzing di Vienna, accanto alla figlia Manon Gropius e a Gustav Mahler.